Ritmi processi rapporti
GIOVANNI CAMPUS

Per Giovanni Campus lo spazio espositivo diventa parte dell'opera esposta. Un lavoro rigoroso che passa attraverso misurazioni e calcoli. La mostra stessa diventa opera e l'ambiente protagonista. Resiste una severa aderenza alla storia, non solo nell'uso dei materiali, ma nella consapevolezza senza sbavature del proprio agire nel mondo. Un lavoro non a caso sorretto da concetti limpidi, a tratti un saggio di filosofia morale. Il tempo è mediatore tra la storia e «le frizioni esistenziali». L'immagine è un modulo del pensiero, un’unità di misura.
La tensione umana entra nel luogo, l'opera è la sintesi di quell'incontro. Risolve il contrasto tra idea e cosa, indagando il limite della precarietà semantica. Prendiamoli non come quadri, ma come luoghi di accertamento, dove l'io si confronta intimamente con il mondo e crea un linguaggio segreto, implicito nella geometria dei corpi. Un'arte "abitabile", che ci restituisce tempi naturali; suggerisce coordinate e punti di fuga.
L'asperità di questa particolarissima geometria è un potente antidoto a qualsiasi tentazione retorica.
In questi tempi assordanti è un'oasi d'eleganza.

Alberto Pellegatta

GIOVANNI CAMPUS
Tempo in processo. Rapporti misure, 2011, Acrilico su cartone + rilievi, 36x50 cm.