La scultura alluvionata
ALBERTO GHINZANI

“(....) Italo Calvino avrebbe detto che Ghinzani tenta così un passaggio dal «tempo narrativo a un tempo astratto». Sublima la disgrazia nella sua scultura alluvionata, dove il dramma si coagula nella forma. Merito della conoscenza e dell’uso dei materiali «diretto» come lo definisce lui. Ovvero, senza i canonici passaggi dalla creta alla cera al bronzo che, nel succedersi delle fasi, rischia di surgelare l’immediatezza, di arginare la genuinità del gesto in un momento iniziale, per vedere poi la materia trasformarsi in tutt’altro; mentre Ghinzani, sin dagli esordi, ha prediletto composizioni che risultassero direttamente dal trattamento di un materiale primario: saldato, inchiodato, incollato, tagliato, strappato, accartocciato, disteso, accumulato, ma comunque protagonista dell’opera finita. (....) Ghinzani ha bisogno letteralmente di metterci mano per “sentire il racconto”. E non solo quando, dietro la tuta e la maschera da saldatore, forgia il ferro nel suo studio, immerso nell’odore acre del metallo. Ma anche quando saccheggia la quotidianità di nuovi materiali, come la fibra di vetro inzuppata di resina per le sue tende che piovono molli aggrappate a superfici arrugginite, statuarie ma fragili allo stesso tempo. Qui il riferimento naturale alle sostanze povere dei suoi scultori più amati, alle stoffe, agli ottoni, ai ninnoli di Melotti o alla cartapesta e alle terre di Fontana, è immediato. Ma anche – per fare un esempio – alle forme irriconoscibili, non identificabili della scultura di Eva Hesse. (....)”

ALBERTO GHINZANI
Frammenti dell'abitare, 2009, resina dipinta, 22x28x14 cm.