TINO VAGLIERI


(Trieste 1929 – Milano 2000) durante gli anni '50 partecipa all'avventura artistica del “Realismo Esistenziale”. Nel 1956 si distingue, in una mostra alla Galleria Pater di Milano, per la sua pittura carica di pathos e di tensioni, in cui l'uomo e il suo mistero vengono continuamente e furiosamente indagati. Scrivono di lui i maggiori critici del periodo, da Valsecchi a De Micheli, da Kaisserlian a De Grada. Alla fine degli anni '50, il suo segno si avvicina ad una maggiore libertà gestuale tanto da arrivare, all'inizio degli anni '60, all'Informale. L'immagine si fa più sciolta, libera dalla costrizione del disegno, il colore si distende con grande felicità materica e pittorica. Nel 1960 è alla XXX Biennale di Venezia con una sala dedicata a lui; l'evento si rinnova alla Biennale del 1964. Intorno alla metà degli anni '60, Vaglieri ritorna ad una figurazione più oggettiva e definita, lontana dalle mode del momento e indaga l'uomo nuovo nella città: l'operaio, la donna, le periferie urbane, temi ripresi anche nello ciclo dei disegni politici degli anni '70. Gli anni '80 sono dedicati camminatori, uomini che camminano attraverso la città con forza, con ostinazione quasi a rivendicare la propria soggettività e identità. Il segno riprende una libertà e una gioia espressiva nuova e carica di energia; allo stesso modo il colore si arricchisce di tonalità calde e di una stesura più sciolta e materica.
TINO VAGLIERI